
Itinerario proposto da Miriana Perron
Il paese di Villeneuve offre un articolato itinerario naturalistico-culturale, con partenza dal piazzale accanto alle Poste, in via Pierino Chanoux, intitolata al giovane partigiano fucilato a Saint-Nicolas.
L'antica fonderia
Le mura, che occupano parte del parcheggio, e la struttura in pietra, segnalata da un pannello realizzato dagli alunni della scuola media, costituiscono un monumento di archeologia industriale in quanto si tratta di un'antica fonderia, in funzione in paese per circa cinquant'anni dal 1838 fino alla fine del 1800 circa. La fonderia ebbe alterne fortune ma, con i mastri ferrai Gervasone, provenienti da Bergamo, conobbe il massimo sviluppo: raggiunse una produzione annuale di circa 1000 tonnellate di ghisa e quasi altrettante di ferro. Impiegava un centinaio di addetti, assicurando sostentamento ad altrettante famiglie e, quando chiuse, a causa della legge sul libero scambio, numerosi abitanti furono obbligati ad emigrare in cerca di occupazione. La notizia è riportata in un giornale del tempo, la "Feuille d'Aoste" del 13 gennaio 1886. L'altoforno è alto circa 12 metri e la carica del minerale di ferro, proveniente dalle miniere di Cogne, avveniva dall'alto. Dal ponte-acquedotto romano del Pont d'Aël si snoda un sentiero, dove si può leggere la data 1834. Ad un certo punto si entra in una galleria scavata nella roccia; da lì si prosegue verso Aymavilles e Villeneuve. I prodotti dei Gervasone furono esposti a Parigi, ottenendo una menzione onorevole, e a Milano, meritando una medaglia di bronzo. La fontana di ferro di Cogne è stata fusa in questa fonderia, così come un'importante fornitura per la costruzione della Mole Antonelliana di Torino. Oltre al ferro, si fondeva anche il minerale d'oro, proveniente da tre filoni auriferi scavati a Vens di Saint-Nicolas, che veniva trasportato a dorso di mulo.
Il Monumento ai Caduti, le targhe a Don Dino e a Teresio Grange
Sul piazzale è stato collocato il Monumento ai Caduti della I e della II guerra mondiale.
La scuola d'infanzia è intitolata a Don Dino, beneamato parroco del paese dal 1955, per circa trent'anni, mentre la scuola primaria è intitolata al pilota d'aereo di Villeneuve Teresio Grange.
L'ex caserma dei Carabinieri
Proseguendo verso la piazza, di fronte al bar-pizzeria "Lo Soladzo" si trova l' ex caserma dei Carabinieri di Villeneuve, ora adibita ad abitazione privata. Fino al 1873 sul muro ad est era stata incastonata la più importante stele romana rinvenuta in Valle d'Aosta che menziona i Seviri Augustali devoti all'Imperatore romano Augusto.
La meridiana con tavola d'equazione
Si prosegue verso il Borgo medioevale. In piazza campeggia una meridiana con tavola d'equazione di cui ne esistono solamente due in Valle d'Aosta: a Villeneuve e ad Arvier. Vi si può leggere l'anno di realizzazione: il 1875, mentre è ignoto l'autore. Sulla meridiana sono affrescati i simboli della conoscenza: un sestante, una clessidra, un mappamondo, penna e calamaio. Con la tavola d'equazione è possibile calcolare la differenza di tempo nei vari momenti dell'anno, che varia da + 15 a - 16 minuti.
L'antico ospedale
Sulla destra, l'edificio occupato attualmente dalla casa parrocchiale fu, per più di 450 anni, dal 1300 circa sino alla fine del 1700, uno dei più sontuosi ospedali della Valle d'Aosta, con tredici letti. Un nobile di Aosta, Jean Lostan, lasciò in eredità la sua casa agli abitanti di Villeneuve affinché fosse adibita ad ospedale, con la condizione che vi si facesse beneficenza di 18 chili di pane dal Mercoledì delle Ceneri sino alla fine di maggio.
Ad Aosta, nel centro storico pedonale, una traversa della centrale Via De Tillier è intitolata a questa famiglia, dove vi è ancora il Palazzo, fatto costruire da Mathieu Lostan, Gran Castellano di Châtel Argent nel 1500.
All'interno della casa parrocchiale si trova una tela del 1600 dove è abbozzato il paese di Villeneuve, sotto la protezione di San Sebastiano e San Rocco, protettori della peste, in ricordo del flagello che colpì l'Europa.
L'Abbé Petigat
Sulla sinistra della piazza si trova il busto in bronzo dell'Abbé Petigat, raffigurato con la Tour Eiffel. L'abbé Petigat fu un punto di riferimento per gli emigrati valdostani a Parigi e fu l'ideatore della "Fête des émigrés" che si svolge tuttora.
La chiesa in Piazza
La chiesa in piazza risale alla fine del 1700 circa; sino ad allora era in funzione quella antica sullo sperone roccioso, dove è tuttora utilizzato il cimitero del paese. All'interno si trovano l'altare maggiore e due altari laterali.
Le tele degli altari laterali provengono dall'antica chiesa. Quella a sinistra, caratterizzata da quindici tondi sui rami di un albero raffiguranti i misteri, risale al 1500, mentre quella di destra al 1600.
In cantoria fu realizzato, nel 1861, un organo a canne da Giovanni Franzetti e dal figlio di Intra, attualmente in provincia di Verbania, sul lago Maggiore.
Il Borgo medioevale
Si prosegue nel Borgo medioevale. Il Borgo fu fatto costruire nel 1271 dal Conte Philippe I di Savoia come capoluogo feudale e aveva due porte d'accesso: ad est e ad ovest.
Da Villeneuve en Châtel Argent, antico toponimo "Sancta Maria de Castrum Argentum", dipendevano i territori circostanti: Saint-Pierre, Sarre, Chesallet, Arvier, Saint-Nicolas, Introd e le valli laterali di Rhêmes e Valsavarenche, all'incirca il territorio che corrisponde attualmente alla Comunità Montana Grand Paradis.
Nel Borgo si trovano i "Barmé", caratteristiche cantine scavate nella roccia, che vengono aperte il terzo sabato d'agosto nell'ambito di una manifestazione eno-storico-gastronomica.
Nel 1800 circa, nel Borgo erano in funzione quattro piccoli alberghi e i Re Vittorio Emanuele II e Umberto I vi sostavano prima di recarsi a caccia a Valsavarenche.
La farmacia ha più di cent'anni e, sulla piazza del Municipio, intitolata al martire della Resistenza valdostana Émile Chanoux, che abitò a Villeneuve nella casa presso il ponte d'accesso est al paese, vi era la sosta della diligenza per Courmayeur.
"Les Franchises de Villeneuve"
Il 1° febbraio 1273, gli abitanti di Villeneuve ottennero dal Conte Philippe 1er ad Évian in Alta Savoia, le "Franchises", ossia delle speciali esenzioni quali, ad esempio, il diritto alla successione per le figlie femmine, privilegio inusuale a quel tempo. Con le "Franchises" il Conte si riservava inoltre la consegna delle lingue di bue e la vendita del vino per i primi 15 giorni di agosto.
Il Municipio
Il Progetto del Municipio risale al 1863 ad opera di Innocenzo Manzetti, il geometra inventore di Aosta che nel 1864 inventò il telefono e che, per motivi di ordine economico-sociale, non fece brevettare la sua invenzione.
La casa cinquecentesca
Nel Borgo, all'altezza del numero civico 26, si trova una casa cinquecentesca.
Sull'architrave del portone d'ingresso è inciso un motivo a chiglia rovesciata, ripetuto sul finestrino e al secondo piano. All'interno si trova una scala a chiocciola in pietra. Probabilmente la casa era di pertinenza di Châtel Argent.
Émile Chanoux
Si esce dal Borgo e ci si incammina verso la "rampa" che conduce all'antica chiesa. Nella casa accanto al ponte d'accesso est al paese abitava Émile Chanoux, al quale è intitolata la piazza principale di Aosta, oltre a vie e piazze in numerosi Comuni della Valle d'Aosta. Si sale lungo il sentiero a gradoni.
Nel vialetto d'accesso alla chiesa sono collocati i cippi alla memoria dei caduti della I e della II guerra mondiale.
Sul muro d'ingresso del cimitero è stata collocata una lapide a ricordare la figura di Émile Chanoux e, all'interno, si trova la sua tomba di famiglia.
L'antica chiesa
Il campanile romanico dell'antica chiesa è caratterizzato da monofora, bifora e trifora e risale all'anno 1000 circa. La chiesa è visitabile grazie ai volontari di "Chiese aperte".
Negli ultimi anni è stata oggetto di una campagna di scavi che ha testimoniato l'esistenza di una chiesa paleocristiana, risalente al V secolo, contemporanea al primo nucleo della Cattedrale e al Concilium Sanctorum, sotto la chiesa di San Lorenzo ad Aosta. Sono state rinvenute numerose tombe, oggetto di studio pubblicato ad Aosta nel 1993 da parte degli antropologi Rosito Gerbore di Saint-Pierre (Ao) e dallo svizzero Christian Simon, sulla popolazione medioevale di Villeneuve.
Entrando nella chiesa, a sinistra, si può osservare una campana in bronzo del 1600. Nell'affresco sul lato nord, risalente alla fine del 1400 - inizio del 1500, sono raffigurati la Madonna con il Bambino, San Giovanni Battista, Maria Maddalena e, in basso, la famiglia dei committenti: a sinistra Antoine Sarriod de La Tour, al tempo nel mandamento di Châtel Argent, raffigurato con il figlio Pierre, una pala e una zappa da "ru", ossia un ruscello per irrigazione a scorrimento, a testimoniare la realizzazione dello stesso e, a destra, la moglie Antoinette de Challant, con la figlia, in tipici abiti medioevali, riprodotti nel rievocazione storica del paese.
Buona parte del patrimonio dei Carmagne di Champ Rotard passò ai Sarriod de La Tour con il matrimonio dell'ultima discendente di Casa Carmagne, Jeanne, andata in sposa a Léonard Sarriod de La Tour, nipote di Antoine. Per circa duecento anni, tutti gli affreschi della chiesa furono coperti da uno spesso strato d'intonaco che, in alcuni punti, raggiungeva anche dieci centimetri di spessore; recentemente sono stati riportati alla luce.
Alla base dell'affresco è stato collocato un fonte battesimale scavato in un unico blocco di pietra con quattro mascheroni sui bordi, risalente al 1100 circa. In una foto storica di Villeneuve del 1910, si vede il fonte battesimale, dotato di un foro sul fondo per lo scolo dell'acqua, utilizzato come fontana sulla piazza del Municipio.
Nella cappella laterale, alla base del campanile, si notano i resti di un affresco, risalente all'incirca al 1250, raffigurante il martirio di San Maurizio, patrono di Casa Savoia, da cui Villeneuve dipendeva.
Dalla cappella laterale si scende nella cripta: una delle due colonne è una pietra miliare romana della Via delle Gallie, di cui è rimasta traccia a Champ Rotard, reimpiegata per sostenere la volta. Vi si può leggere l'otto in numeri romani ad indicare che questo luogo si trovava all'ottavo miglio da Augusta Pretoria, nome latino di Aosta. La cripta è dotata di due accessi.
Uscendo dal lato opposto, si nota una statua dedicata ad un Santo Vescovo, a San Biagio, patrono di Villeneuve. Il reliquiario, in arte di Limoges, in rame dorato, con teste in rilevo, smaltato e tre cristalli incastonati nel coperchio, risalente al 1100 circa, è conservato presso il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta, così come una statua di San Maurizio in legno intagliato, dipinto e dorato, risalente al 1450 circa.
Nella teca è esposto un antico paramento liturgico. Il crocefisso in legno intagliato e dipinto risale al 1500-1600. Nella chiave di volta è affrescato lo stemma dei Savoia, risalente al 1550 circa.
Sugli archi di volta sono affrescati i Profeti Daniele, Malachia e Osea sull'arco sinistro e Amos, Giona e Gioele sull'arco destro, che reggono cartigli dai quali sono tratte citazioni in latino dalla Bibbia sull'infanzia, predicazione, passione e morte di Gesù; vi si legge la data del 1546. Sono gli stessi profeti affrescati nella Chiesa di Sant'Orso, ad Aosta: Georges di Challant, priore di Sant'Orso, era anche parroco di Villeneuve e, molto probabilmente vi fece trasferire il paliotto dell'altare in legno di cembro scolpito, dipinto, argentato e dorato, risalente al 1300 circa, di cui vi è una raffigurazione nel pannello d'entrata. Fra gli altri santi, si nota Sant'Orso, nell'atto di distribuire ai poveri i "sabots", le tipiche calzature in legno, da cui ebbe origine la millenaria Fiera di Sant'Orso. Circa 140 anni fa il paliotto, conosciuto come Paliotto di Villeneuve, fu trasferito a Torino, a Palazzo Madama, nel Museo Civico d'Arte Antica, dove è tuttora conservato. Sul pannello è riportato, inoltre, un angelo affrescato nel sottotetto che risale al 1300-1400.
Sul muro esterno della chiesa, sul lato sud, si nota un arco decorato sui toni del blu: è ciò che rimane di una cappella laterale fatta costruire da Bertholin Carmagne, figlio del capostipite François della famiglia nobile dei Carmagne di Champ Rotard.
Il sentiero naturalistico
Dal vialetto d'accesso della chiesa, si apre un sentiero naturalistico, realizzato dagli alunni della scuola media di Villeneuve, che dà delle indicazioni sulle varie specie di vegetazione presenti sul territorio. Il sentiero conduce ai resti di Châtel Argent.
La Signoria di Châtel Argent
Recenti analisi dendrocronologiche, effettuate dalla Sovrintendenza Regionale ai Beni Culturali, hanno permesso di scoprire che la costruzione del castello potrebbe risalire all'anno 1008; nel 2008 ricorre, quindi, il millenario di Châtel Argent. Le mura di cinta sono molto vaste e potevano contenere anche duemila persone. All'architetto inglese Master James of Saint-George di Pierre II, che fu Conte di Savoia dal 1263 al 1268, si deve la caratteristica della torre circolare, sul modello di altri castelli della Contea: Tarentaise, Faucigny, Viennois, Vaud. La torre è alta 15 metri e la porta d'ingresso è collocata a 5 metri dal suolo. Originariamente era divisa in tre piani; in uno di questi è rimasta traccia di una latrina. Alla base della torre ci sono i resti di una cisterna. Esiste un Progetto di recupero dell'area. Da Châtel Argent si vedono numerose torri e castelli: la Tour Colin, Château Feuillet e i castelli Sarriod de La Tour, di Saint-Pierre, di Aymavilles e di Sarre.
I primi proprietari furono i Signori di Bard. Lo stemma dei Signori di Bard, due pesci addossati, è riprodotto nel quarto destro dello stemma del Comune di Villeneuve e affrescato nella Centrale idroelettrica di Champagne, denominata Cattedrale della Luce.
Nel 1242, Hugues de Bard si ribellò al Conte Aymon de Savoie, che lo assediò nel suo castello. Hugues gli cedette tutti i suoi possedimenti, in cambio di una somma di denaro. A suo figlio, Marc de Bard, non fu permesso di costruire un castello e si rifugiò nel villaggio Sarriod di Saint-Pierre, attualmente di Saint-Nicolas, da cui prese il nome. Un suo discendente, Jean, padre di Antoine affrescato nell'antica chiesa di Villeneuve, fece costruire un castello nella piana di Saint-Pierre, al tempo nel mandamento di Châtel Argent, e prese il titolo di Sarriod de La Tour.
Al 1267 risale un importante documento in latino del feudo di Châtel Argent che permette di far risalire storicamente almeno a quell'anno la produzione del formaggio Fontina in Valle d'Aosta, protetta da marchio DOP: nel documento è infatti citato il "Seras" in francoprovenzale, ossia la ricotta, l'ultimo dei sottoprodotti della trasformazione del latte intero in Fontina. Il documento permette inoltre di conoscere il tipo di alimentazione e i redditi medioevali valdostani: grano, segale, vino, mandorle, cera d'api, pepe per le guardie, fieno, legna, monete in lega di rame e argento, tasse annuali e indennità di rischio.
All'importante carica di Balivo di Aosta fu associata anche quella di Castellano e Gran Castellano di Châtel Argent.
Il Tribunale dell'Inquisizione
Dall'elenco dei condannati o giustiziati con l'accusa di stregoneria dal Tribunale dell'Inquisizione, fra la fine del 1200 e la metà del 1400, risultano una sessantina di persone in Piemonte e Valle d'Aosta. Tra questi si legge il nome di Peronetta da Aquiano, arsa sul rogo per stregoneria a Châtel Argent nel 1339. Aquiano era il nome latino dell'attuale Évian-les-Bains sul Lac Léman, dove risiedevano i Conti di Savoia.
La Baronia di Châtel Argent
Nel 1600 circa, il conte di Savoia Charles Emmanuel Ier assegnò questa Signoria a Pierre-Léonard Roncas, vi aggiunse la Signoria di Saint-Pierre e lo nominò barone di Châtel Argent. Pierre-Léonard Roncas fu il primo Segretario di Stato Sabaudo e fu Ministro per cinquant'anni. Parlava più lingue e fece costruire ad Aosta l'omonimo Palazzo, sull'omonima Piazza. Nell'androne d'ingresso sono visibili decorazioni a grottesche, ad imitazione della Domus Aurea di Nerone a Roma: vi campeggia la caduta di Icaro, oltre alle rappresentazioni di Bacco, Cerere, la Fenice. Attualmente il Palazzo appartiene all'Amministrazione Regionale ed è la sede dell'Arma dei Carabinieri. Gli affreschi risalgono al 1607 e ne ricorre dunque, nel 2007, il quattrocentenario. All'interno sono rappresentati segni zodiacali, personaggi di fantasia, figure mitologiche, con motti in italiano, latino e spagnolo. La figlia di Pierre-Léonard, Leonora Roncas, andò in sposa a Giacomo Antonio Tapparelli, conte e Signore di Lagnasco. Anche il castello di Lagnasco, in Piemonte, in provincia di Cuneo, presenta decorazioni a grottesche.
Il barone di Châtel Argent, nel suo lungo mandato, strinse numerose alleanze, riportate nel complesso stemma, affrescato anche nella Cattedrale della Luce a Champagne, con gli Challant, i Signori di Saint-Pierre, Sarre, D'Entrèves, Favre, Montagny, Vaudan e Fabri, oltre a quella con Charles Perron, barone di Quart, Signore di Saint-Vincent e Conte di Saint-Martin: ad Ivrea, Palazzo Perrone, oggi Palazzo Giusiana, sede del Tribunale, è decorato a grottesche.
La Pietra di Villeneuve
Le orlature delle finestre di Palazzo Roncas sono in Pietra di Villeneuve, marchio di qualità del marmo estratto dalla cava storica sotto Châtel Argent e nelle vicine località Champlong - Le Corne e Dos de l'Âne. Ad Avise, la riquadratura delle finestre della Maison de Mosse sono in Pietra di Villeneuve così come, ad Aosta, le statue della Dora e del Buthier in piazza Chanoux, la scalinata di Palazzo Ansermin su piazza Plouves, le sponde del ponte sul Buthier. In un convegno tenutosi all'Isola Palmaria, in provincia di La Spezia, nell'ottobre 2005, alcuni ricercatori del Dipartimento di Scienze mineralogiche e Petrologiche dell'Università di Torino, attraverso l'uso di sonde e microscopi elettronici, hanno potuto stabilire la composizione della Pietra di Villeneuve: essa è composta da quarzo e miche bianche ma, soprattutto, da calcite, che ha la proprietà di sdoppiare un raggio luminoso.
Dal momento che la denominazione di "Châtel Argent" risale ai documenti della fine del 1100, ben prima che vi si trovassero resti di metallo fuso risalenti al 1267, non si può ritenere che il castello avesse questa denominazione in quanto vi si battesse moneta ma, probabilmente, l'origine del nome potrebbe andare ricercata nella peculiarità dei suoi materiali di costruzione, la calcite, appunto, e i particolari giochi di luce che genera.
La Cappella del Castello
Le mura di cinta del castello inglobano inoltre una cappella, probabilmente costruita su resti romani. In una bolla di Papa Alessandro III della fine del 1100 si parla di una "Ecclesiam Sancti Jacobi de Castro argenteo", lasciando intendere che la cappella sia intitolata a san Giacomo, ma in un'altra bolla il Papa dà l'indicazione che accennava al mandamento di Châtel Argent.
In una successiva bolla di Papa Innocenzo III dell'inizio del 1200 è citata sì una "Ecclesiam sancte Columbe" ma anche una "Capellam sancti Jacobi de Castro argenteo": non è possibile, quindi, asserire con certezza che la cappella sia intitolata né a Santa Colomba, né a San Giacomo, ma è preferibile denominarla Cappella del castello, "Capellam de Castro Argenteo".
Le steli romane
Qui, nel 1800 circa, fu rinvenuta, una stele funeraria romana, di due metri e 20 per settanta circa, riportante il nome di otto persone della famiglia Petillia, liberti provenienti, probabilmente, dal Veneto. La stele fu fatta realizzare da Petillio Saturnino, che ricopriva una carica a metà fra il magistrato e il sacerdote devoto all'imperatore Augusto. Essa fu, dapprima, incastonata sul muro dell'ex caserma dei Carabinieri di Villeneuve. In seguito, per interessamento dell'ispettore dei monumenti antichi di Aosta del tempo, Édouard Bérard, e dello storico tedesco Mommsen, insignito di Premio Nobel, fu sigillata su una parete della sala consiliare del Municipio del paese, sino a quando l'edificio fu ristrutturato, nel 1929; fu trasportata, quindi, nel Museo Archeologico di Aosta. Nel 1981 fu esposta in una mostra archeologica temporanea al Sarriod de La Tour ed è ora in attesa di una collocazione adeguata. Vi si leggono i nomi dell'avo, il nonno Petillio Eros, che testimonia un'origine greca, l'ava, la nonna Petillia Fausta, il padre Petillio Clemente, il fratello Lucio Marziale, la madre Firmia Tertulla, la moglie Salvia Lasciva e il liberto Quinto Suro.
Sul promontorio roccioso denominato "La Becca", furono rinvenute inoltre, fra altri reperti, quattro steli funerarie delle famiglie di Quinto Avilio, Iustina e Vinesio Quarto, risalenti al II secolo d. C., riportanti il nome, complessivamente, di altre dieci persone vissute in questo luogo durante la dominazione romana.
La Madonna degli Alpini
Dal castello si può raggiungere la terrazza del belvedere, dove la statua della Madonna degli Alpini domina il Borgo.
Il fortino militare
Passando davanti ad un fortino militare della II guerra mondiale, si ridiscende in paese.