
Elegante ed armoniosa nelle proporzioni e nelle decorazioni, la grolla è uno degli oggetti in legno più tipici dell'artigianato valdostano. Si presenta oggi come un calice da vino con coperchio, sorretto da un corto gambo poggiato su una base allargata, di legno pregiato, può raggiungere la capacità di due litri. La coppa dell'amicizia, invece, più bassa e panciuta, ha il coperchio scolpito a grappolo o a foglia di vite ed è provvista di beccucci per bere il caffè alla valdostana. Entrambe erano utilizzate per bere
à la ronde nelle occasioni di convivialità, ma mentre la coppa è tuttora frequentemente usata, la grolla ha ormai acquisito un valore solo più simbolico ed ornamentale. Le diverse realizzazioni vanno dalla lineare semplicità all'abbondante decorazione, con intagli geometrici, grappoli e pampini, testine d'angelo e monogrammi sacri, fiori montani e cuori intrecciati.
La tradizione popolare valdostana racconta la sua discendenza dal Sacro Graal. Secondo lo studioso valdostano J. Brocherel il modello della coppa ed il suo nome sarebbero arrivati in Valle grazie ai "pellegrini provenienti dalla Borgogna, probabile origine della grolla". Egli ha scoperto, consultando un vecchio scritto, che alcuni nobili, tra i quali il duca d'Orléans ed Amedeo VIII di Savoia, hanno posseduto almeno una grolla con caratteristiche similari a quelle descritte nelle vicende del Graal; si trattava infatti di un calice in oro munito di coperchio, ornato di perle e zaffiri. La relazione tra queste corti ed i signori valdostani, in modo particolare gli Challant, e la presenza ad Aosta di diverse botteghe orafe, fanno supporre che oggetti simili dovessero essere presenti in Valle d'Aosta nelle chiese, ma anche nei castelli.
Con il passare del tempo, la grolla, da raro suppellettile d'oro dell'aristocrazia, è diventato un oggetto in legno del popolo, una coppa per il vino che ha raggiunto una grandissima diffusione e che rappresenta una delle più belle forme d'arte del nostro artigianato. È diventata una specie di simbolo della regione, continuando a custodire il segreto della sua origine e della sua forma singolare.
Ma l'ipotesi è pur sempre ricca di fascino: Grolla da Graal.

Da tempo immemorabile gli abitanti della Valgrisenche si dedicano al mestiere tipico della vallata: la tessitura del "Drap".
E' un tessuto rustico eseguito, con lana di pecora, su antichi "métiers" (telai) in legno d'acero, che, inizialmente, presentava poche varietà di bianco, grigio, nero oppure la tinta "tannel", colore del mosto dopo la spremitura.
Una parte di questo "drap" veniva fatta infeltrire immergendola in parecchi bagni d'acqua fredda e, in seguito, percuotendola con spazzole di legno. Questo era l'unico metodo conosciuto per ottenere l'impermeabilizzazione del tessuto. Il manufatto così ottenuto, essendo pesante e ruvido, aveva il pregio di proteggere magnificamente dal freddo e dall'acqua: requisiti indispensabili per degli indumenti utilizzati nei lunghi inverni dell'alta montagna. Fu giustamente il lungo isolamento invernale che fece fiorire nelle case degli abitanti di Valgrisenche questo secondo "mestiere". Ed a svolgerlo, contrariamente a quanto si possa pensare, erano soprattutto gli uomini, infatti il funzionamento dei pesanti telai necessitava di braccia robuste; una vera e propria attività commerciale che, soprattutto nella cattiva stagione, occupava gli abitanti della vallata. In molte abitazioni venivano installati fino a due o tre "métiers" per far fronte alle richieste provenienti dalla pianura.
Il telaio in uso a Valgrisenche è di tipo rinascimentale. La sua struttura, pressoché invariata, ha subito pochissime modifiche. Una di queste fu introdotta fra il 1600/1700 da tessitori belgi che insegnarono ai Vagreusen ad inserire la navetta in un cassonetto posto all'estremità del telaio; si poteva in tal modo eliminare l'operazione faticosa del lancio manuale. I nuovi telai vengono oggi costruiti sull'antico modello e il tessuto, nonostante il passare del tempo, ha mantenuto le sue caratteristiche originali. Lo spopolamento della montagna (comune su tutto l'Arco alpino), aggravato dalla costruzione di una diga idroelettrica di notevoli dimensioni, fece cessare l'attività dei Tisserands di Valgrisenche. Nel 1969, per interessamento dell'Amministrazione comunale e regionale, si poté organizzare un corso di tessitura, sovvenzionato dall'Assessorato all'Indrustria e al Commercio, che permise il recupero di questa attività tradizionale. Oggi il mestiere viene insegnato ai bambini della locale scuola elementare. In Valgrisenche esiste una cooperativa che si occupa di mantenere viva questa tradizione.
Il Drap dispone di una notevole varietà di tinte e disegni, prevalentemente di tipo geometrico. Il tessuto è molto richiesto per l'arredamento in quanto presenta caratteristiche apprezzabili di robustezza, durata e quel particolare calore che emana ogni realizzazione artigianale (Testo tratto dal sito della Pro loco di Valgrisenche).